BFM 42
Bergamo Film Meeting


In una non proprio rosea ma comunque molto divertita recensione del 1938 sul NYT, il critico Frank S. Nugent dice, in sostanza “che Guitry non si accontenta di scrivere, dirigere e recitare nel film, ma deve anche farlo in ben sette ruoli diversi. A Guitry quindi, e alla sua deliziosa impudenza!”. Con BFM 41, seguendo un filo conduttore apertamente e ampiamente cinefilo, anche l’immagine di BFM 42 adatta su grandi superfici visive alcuni frame del film Le Roman d’un tricheur (1936), pellicola sull’inganno, il camuffamento e la finzione (con una storia che, appunto, solo appellandosi alla finzione cinematografica può essere credibile).
E anche noi, come Guitry, abbiamo abbondantemente barato, ricorrendo all’impudenza dell’Autochrome, che proprio nel 1936 cessava di esercitare il suo fascino lasciando il campo alla pellicola a colori vera e propria. Ma la tentazione di far rivivere un certo ésprit cromatico (immaginiamo) del tempo è stata troppo forte. Così come abbiamo riportato in vita un certo modo di annunciare l’uscita di un film, a caratteri a passo fisso come sul grande tabellone bianco all’ingresso di un vecchio cinema degli anni ’30. Ci immaginiamo che il pubblico di BFM 42 ritorni per un attimo a quegli anni, anche se per pura finzione.













